TIZZAR inizia ad interessarsi di fotografia fin dai primi anni settanta, durante i quali rimane affascinato dai temi più eterogenei del reale, i quali vengono sviluppati senza seguire un percorso univoco, ma trasversale all’interno dell’universo contemporaneo.
Si susseguono negli anni scatti che raccontano i paesaggi urbani, i volti e gli sguardi della gente, che passa e che resta, lasciando traccia del suo cammino lungo un tempo che sembra non trascorrere, ma che si posa in uno spazio inconsueto e indefinito, capace di suggerire una direzione d’apertura. Le immagini si fanno spesso anche espressioni grafiche e divengono studi di chiaroscuro che evocano atmosfere irreali ed impalpabili. Nascono così anche i fotomontaggi e le loro architetture immaginarie che, in qualche modo, costituiscono il labile confine tra reale e fantastico, tessendo un legame continuo tra verità e sogno.
La ricerca fotografica viene sospesa per più di vent’anni per essere poi riscoperta, con rinnovata passione, intorno ai primi anni del 2000, i quali rappresentano, non una meta conclusiva dell’itinerario creativo, ma il punto di partenza verso nuovi orizzonti d’immaginazione. |
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